L’ultima volta che ti ho guardato ho pensato: cadrà la neve sulle tue ciglia abbassate cadrà la neve sulle nostre scarpe stanche sulle nocche gelate sulle finestre chiuse aperte sugli insetti di ogni genere che cercano calore, sul dottore, sul coccodrillo e sul comò. Sì, io ti amo, ti amo, ti amo, I do, I do, I do, se fossimo in una canzone dei Beatles ti coprirei i piedi - la parte più delicata - con le coperte pesanti e ti farei passare l’inverno con una filastrocca, ti parlerei di Coleridge e dei matrimoni oltremare, dei posti antartici e dei messaggi atlantici e pacifici, degli oceani, dei pesci delle sardine dei banchi di tonni di pesci palla di cavallucci marini monogami.
L’ultima volta che ti ho guardato non era nemmeno l’ultima volta e non ci siamo mai incontrati e siamo due astronauti con le stelline finte e lo spazio cartonato, il cielo stellato disegnato coi pennarelli carioca, gli astri di cartapesta e siamo due guerrieri con le spade un po’ spuntate e timide, vergognose (le nostre spade), che non hanno mai fatto male a nessuno, pur non avendo mai fatto male a nessuno (molto meglio delle parole: con quelle abbiamo ferito e ci siamo feriti molte, molte volte).
Se adesso fossimo nella vita di Coleridge o di John Cage o di Hitchcock o di Pollock saremmo fortunati e non avremmo bisogno dei cieli e dei piedi (per correre) o delle distanze (per scriverci, per mancarci, per rincorrerci, per trovarci e scivolare, scivolare, sci-vo-laaa-re), avremmo solo bisogno delle mani e dei nasi gelati, avremmo bisogno delle forchette e dei cucchiai per celebrare le cene i pranzi le merende, avremmo bisogno delle navette e non manderemmo più cani nello spazio in avanscoperta per non morire noi, ci andremmo io e te, nello spazio e nell’orbita, su col razzo che spara il fuoco a velocità supersonica, per dire.
Adesso se eravamo in una canzone dei Beatles ti mettevo i capelli dietro l’orecchio, da dietro l’orecchio avrei tolto un soldo, trovato un coniglio, avremmo bevuto del the nelle piccole tazze da spaccare, adesso se eravamo in un film come Love Affair, tipo, hai visto Love Affair, se eravamo in un film come Love Affair correvamo nella stessa direzione per non incontrarci mai per un soffio e rimanere delusi per sempre e strappare lacrime (tu ci pensi mai, tu ci pensi mai a quanto son belle le parole?) e strappare lacrime ai nostri amici ascoltatori e guardoni, a quelli che ficcano il naso tra l’incudine e i tuoi bottoncini e i tuoi maglioni e i peletti del naso, delle mani, delle palme dei piedi e del deserto.
Adesso se eravamo in un libro - anche un libro scadente, ci amavamo per sempre.
Questa cosa l’ho scritta pensando a tre cose: una è questa canzone , una è quella frase delle luci ecc ecc che dice adesso se fossimo in un telefilm ti dicevo che ti amavo. La terza è un segreto.