semicroma che non è una croma come il nostro stare insieme che non è mai stato un vero stare insieme - dici che sarebbe meglio fare le cose per bene, che sarebbe il caso di regalare puzzle completi per i bambini delle prossime generazioni, ma il pezzo mancante e il punto che non c’è ce lo portiamo dietro come un’eredità invisibile, invisibile, come le tue ciglia cadute sotto la montatura degli occhiali.
settembre ovunque sei sai che io ti penserò, la filastrocca della domenica è per l’ultimo dei tuoi ritorni con delle valigie troppo grandi, e il tulle della gonna che ti passi tra pollice ed indice chiedendomi: quand’è che sei diventata così grande? quand’è?
sarà colpa del pescecane che dorme sul fondo del mare che non t’ha raccontato tutte le storie in cui sei stato il capitano luccicante della mia nave-colabrodo, sarà il vento, i cumuli di foglie, pezzettini che commenterai essere “particolamente visionari”, e non avere mai l’ispirazione quando serve, come la costante ricerca di qualcosa, come papà che a natale cerca sul fondo del sacchetto dei numeri della tombola, le caselle che non vogliono uscire (una strana leggenda gli conferiva sempre il tomboliere, e anche se sapevamo quanto fosse ingiusto, mai negli anni che qualcuno gli avesse detto qualcosa).
in tempi non sospetti avresti ingaggiato stormi di piccioni viaggiatori per me, saresti arrivato alle ore più impensabili, mi avresti tirato i piedi fuori dalle coperte facendomi prendere freddo e avresti urlato com un sabba il mio nome - adesso gli angolini dove abbiamo consumato le nostre tacite, tacite porcherie, sono pieni di foglie morte, vecchie, con le quali ti costruirò una parrucchetta di trucioli, per non sentire la tua mancanza.
la semicroma batte la metà del tempo, come una nota che non è del tutto: e tu che suoni saprai il sacrificio del pentagramma, la ristrettezza dei numeri, la difficoltà di disegnare la chiave che fa cominciare lo spartito. oppure no, hai imparato a suonare in uno di quei manuali da quattro soldi, e vederti è ancora così bello che ho venduto lo stomaco al mercato.