Produci, consuma, crepa.
C’è questa canzone mentre Cecilia prepara la cena. Il sale grosso è finito, di sale fino ne rimangono otto scatole nuove: ci basteranno per trent’anni.
Quelli che ti regalano un profumo come regalo di compleanno, non hanno capito niente di te. Pensano di conoscerti ma si sbagliano, oppure sono imbarazzati perchè non ti conoscono ma devono farti un regalo, o magari vorrebbero conoscerti, baciarti dietro le orecchie.
Cecilia ha partorito quindici ore fa. Il bambino l’ha lasciato in un secchio della spazzatura.
La gelosia è il terzo capitolo della trilogia del rosso. Chissà se anche tu, ti farai sfiorare. Chissà se troveremo il sale, per inumidire la nostra conversazione. Le labbra, per ora, sono come porte chiuse, sigillate dallo sgomento e da questo segreto che non sappiamo cosa dire. Ma Cecilia è bellissima, in questa cucina. Porta una gonna nera leggera corta e non so quanti altri aggettivi la potrebbero descrivere - le trame, fine, le stoffe, leggere - e tutto quello che so di te è che sei come questa bottiglia di vino, che si sghiaccia pian piano, sul tavolo, sul quale tu non hai avuto voglia di mettere una tovaglia.
Il bambino, per dire -
No, per favore. Del bambino non dire niente, ti prego.
Non dico niente, ma penso. Penso che il bambino è nostro, e penso alla notte che l’abbiamo concepito. Tu fingi di non ricordarti quando, ma io me lo ricordo. Perchè quella notte ho sentito un piccolo crampo allo stomaco, quando siamo venuti (insieme, capirai, come nelle fiabe) e tu hai fatto un piccolo suono come un sonaglio, dalla bocca, come il raglio contento di un asino che non sa.
Che ne so? Che ne so, se saremo felici. Se lo saremmo stati, con questo bambino di mezzo. Adesso i bambini vengono buttati via nella raccolta differenziata, altro che tenuti. Meglio, dici tu; pensa a quei bambini che vengono cresciuti nelle case e dimenticati come sacchetti della spesa.
Cecilia danza una musica orientale un po’ ondeggiante dentro la sua gonna nera: se la vedi non ti accorgi che fino all’altroieri aspettava un bambino. E’ maschio, me l’ha detto l’infermiera.
Il papà?
E io sono rimasto a bocca chiusa, senza dirti niente. Senza accoglierti. E ho pensato al figlio che sono e al padre che in quel momento ho scelto di non essere.
Daccapo.
La trilogia del rosso si chiude qui, con te e e me.
La cena sarà cattiva, le parole poche. Nessuno dei due ha voglia di parlare. Ceciglia, ha voglia di parlare. E di smettere di farsi chiamare con questo nome da sfigata - mi ha detto, che nel suo paese, prima di incontrare me, la chiamavano così. Ceciglia non l’ha mai amata nessuno, Ceciglia è una barchetta di carta che prima o dopo è arrivata ai miei piedi come le onde del mare. Come questo figlio di correnti e di banchi di pesci che nuotano negli stomaci, e il telefono che vive nel pancreas che suona a vuoto come la tua voce che non mi chiama (per puro orgoglio), mentre si sono rotte le acque.
In ogni casa, c’è un segreto. In ogni cosa, c’è un segreto.
Dentro questa casa il segreto più grosso è questo: Ceciglia ha lasciato il suo bambino in un secchio della spazzatura, e per non sentire il telegiornale spegne la televisione e alza la radio e alla radio c’è un uomo che parla avrà trent’anni racconta di un progetto che si chiama frammenti di rivoluzione che ci si sono conficcati tutti nelle braccia e nelle arterie, Ceciglia mette il sale (fino) nell’acqua e si muove come una murena secca e libera tra i fornelli anneriti e ha già messo il caffè dentro la moka per evitare di alzarsi e alla radio suona quest’uomo che io non lo so ma è il suo amante, io non lo conosco, quest’uomo, quest’uomo con la barba, giovane, avrà meno di trent’anni e un nome solo, una camicia a righe (che gli sta grande) e nessun pensiero per lei, per me, per quella persona che piange in un vicolo, per questo gatto stanco per questo cappotto vecchio per il profumo che ti hanno regalato (che non metterai mai, ché è pieno d’alcol). Il segreto è che tu non mi ami più e fatico a capire le scelte dei pesci che nuotano nelle correnti fredde invece che negli stagni fatico a immaginare quanto saremmo stati felici senza intoppi o menzogne varie senza squilli sui telefonini o messaggini o radio dirette televisione giornali, senza quest’amore piccolo - esistiamo io e te - ti potevo dire, capirai, non ci sconfigge niente, ma tu ti sei fatta svelta svelta l’amante e non me lo dici che il bambino è suo e non mi dissuadi dalle mie convinzioni dei crampi e dei gemiti come i ragli degli asini tu non me lo dici che è con lui che hai costruito il bambino dei lego, e l’alberello è al centro del cuore e l’amore è abbastanza complicato da fare, da dire, da scrivere.