Dicevano di non guardare dentro la testa di Elsa perché dentro la testa di Elsa pioveva.
La pioggia fa tic tic ma io non mi muovo, saresti fiera di me, saresti fiera, con la tua spocchiosa bellezza e la tua spietatezza da ape regina, saresti fiera con la corona di carta gialla, saresti fiera con la mano che porta tutto via, tutto porta via la mano del nostro amore di sabbia, e in spiaggia c’era un ragazzo con un libro di Calvino sottobraccio, con un sorriso furbo e i capelli scompigliati dal vento, capelli di pece finissimi e ritorti come il cavatappi che avevo usato per stapparti il vino, che ti piaceva tanto.
Timidi come due formiche ci siamo baciati nell’orto botanico e i frati davano fuoco alle nostre madonne di carta; le mie bestemmie per te, adesso, si arrampicano sulle ginocchia, vorrebbero strapparti ogni tendine, ogni forza - le preghiere dei monaci, ecco, erano come la pietra fredda di fronte alla nostra voglia che bruciava, ti morderei un orecchio, mi dicevi, pareva vero questo continuo nuotare nell’aria, parevano bestemmie le ombre sulla tua faccia e la tua schiena dritta come i castelli, come la lapide della tomba di Pavese in un paese dove non andremo.
Tutte le volte che guardo le targhe di marmo delle iscrizioni nelle città e le cose preziose che non diremo e non faremo, penso ai miei tesori, ai miei gioielli, ai rubini che diplomaticamente hai rifiutato, alle corti vuote dove nessuno ti suggerisce le frasi da dire, alla nave su cui sei salita quel giorno per partire, ai segreti, ai santi, ai villani, alle parole in dialetto, al mare e all’estate, alle città perdute, a Irene, alle città invisibli, a te, alle biblioteche: e ti ricordi, adesso, Elsa, di quelle tracce lasciate perché qualcuno ci trovasse, dell’insonnia che ci spingeva vicino, della fatica, di questa fatica, di questa schiena, della tua schiena dritta, della tua schiena dritta ho memoria, solo della tua schiena dritta, solo di questo pane, solo di quel frate, solo delle profezie e di Dante e Tasso, adesso non mi ricordo come si liberano le città, solo della tua schiena dritta, mi ricordo, della tua schiena e della tua paura, della tua schiena e della tua crudeltà, bellissima, elegante, di questa pioggia che fa tic tic e tu certo saresti orgogliosa, di questo giudizio totale e tu certo saresti il mandante della mia capitolazione, di queste scarpe bagnate e di questi treni in ritardo, io solo della tua schiena ho memoria, di come mi spostavi i capelli dalla fronte e di come insultavi i monumenti sacri, mettiti una pezza di stoffa tra i denti, mettiti del sale in zucca, mettiti della pietà tra le dita, mettiti della pietà, lungo la schiena, mettiti della pietà lungo la tua schiena bella, nuda, lungo la tua schiena come una scacchiera, lungo la tua schiena come un ponte, mettiti del sale, mettiti della pietà lungo i tuoi capelli legati.
-
scrittricerivoltosa reblogged this from tuttelestoriesonostoriedamore
-
lareginazabo likes this
-
kitschandcheers likes this
-
tuttelestoriesonostoriedamore posted this