Ti dicono un bicchiere di vino, ma un bicchiere di vino è troppo. Mica è vero. Poi il soffritto puzza tutto di vino bianco tavernello, come il fiato di mio nonno quando di domenica mi parlava dei tempi andati (no, mio nonno non ha fatto il partigiano e la resistenza non sa nemmeno cosa sia.)
Però comunque c’è mio nonno, anzi di nonni ce ne sono tre. Uno fa l’impiegato alle poste, uno non ha fatto quasi mai niente, guardava i treni passare al casello, ad un certo punto buttava giù la sbarra e fermava - quante?, una o due Cinquecento, poi si ripartiva. E le imprecazioni non eran poi tante, mica come ora che alle cinque e mezza son stanco voglio andar a casa passa il treno e c’è un quarto d’ora di fila. Il terzo nonno ha studiato, viene da una famiglia nobile, ha fatto il professore di matematica e poi per tutta la vita ha curato un’azienda agricola, vedi tu che bel nonno, senti quante cose sa. Poi il terzo nonno ha una cosa bellissima che è Il frantoio, che noi in casa lo si chiamava sempre così, Ilfrantòio, una parola unica e scivolosa come l’olio che ci si fa dentro, da mangiare sul pane che il nonno, sempre quello, va a comprare di domenica. Pane scuro, con la crosta e la mollica, mai mangiato un pane buono così.
Questo nonno ha un segreto: che ad ottobre si va a pigiare l’oliva e si fa l’olio buono, tutto attaccato, si dice così, si è sempre detto così, l’òlionuovo, che solo la parola te lo fa sentire in bocca, nello stomaco, l’olio stura tutto, è un vecchio rimedio. Io con l’olio ci son nata, ma mica era l’olionuovo, era l’olio di ricino, mia madre il ventiquattro di gennaio compie ventinove anni ha una circonferenza di pancia come un mappamondo tirato all’estremo coi due poli che quasi scoppiano e non ne voglio sapere di venire al mondo, ma non nevica c’è un sole bellissimo anche se fa freddo, l’aria ti taglia il naso.
Ti dicono un bicchiere di vino, ma mica è vero. Le dosi come gli sposi vanno calibrate bene, vanno assaggiate, il primo giorno che si assaggiava l’òlionuovo era sempre una festa, ci si mette tutti a tavola, ci si lava le mani prima, ci si aggiusta le pieghe dei calzoni, la camicia, si sfregano le dita, si fan tintinnare i bicchieri, poi c’è questa donna di più o meno cinquant’anni, sessant’anni, settant’anni, nonnamia, che il terzo dei tre nonni chiama sempre Vì, e allora Vì fa il pane, il nonno lo taglia, lei lo mette ad abbrustolire, ad abbruscolare, a diventare ancora più scuro, e si mangia la bruschetta con l’òlio nuovo, in religioso silenzio, in silenzioso assenso.
Il terzo nonno non ha fatto la resistenza non ha fatto il partigiano il venticinque aprile lo sa che vuol dire perchè ha studiato, una volta sola, una volta, lui e Giuseppe detto Peppino eran dentro un palazzo di via Matteotti, era sotto la guerra, Giuseppe era sotto le coperte con una donna, una donna che non era Vì, una donna che non era Giovanna, una donna, una donna come tante donne, in guerra, che di donne e di pane non ce n’è mai abbastanza e nella vita di un uomo, c’era una donna, come vi dicevo, e intanto Marcello - che poi è il nonno numero tre, saliva le scale, una volta sola è successo che lui mentre saliva le scale in questo palazzo di via Matteotti gli è caduta una bomba sul soffitto e le scale son venute quasi giù.
Matteotti di nome faceva Giacomo, sai che paura che deve aver avuto, quando i fascisti l’han fatto sparire.
Il nonno numero tre che è l’unico dei miei tre nonni che non è quello vero ma che secondo me è il più vero di tutti mi ha dato ripetizioni di matematica e mi veniva a prendere a scuola, poi ogni tanto si parlava di botanica di politica di cultura generale, era bello parlare anche se parlava solo lui, questo nonno numero tre non ha fatto la resistenza partigiana, guida ancora come se avesse vent’anni, ha l’influenza una volta ogni sette stagioni, di anni quest’agosto ne farà ottantanove, il primo dente gliel’han tolto l’altroieri e solo una volta gli è caduta questa bomba sul soffitto della casa, che ogni tanto lo racconta come ogni tanto parla di matematica e poi fa la guerra e la resistenza con la Vì, ecco quella è la sua resistenza più grossa, trentacinque anni insieme e un matrimonio di tre anni fa, tutto elegante, la domenica mattina se ne va alla messa, è il più sapiente di tutti ma è il più cordiale di tutti, dall’alto del suo metro e ottanta un po’ ingobbito adesso stringe le mani fredde con le macchie senili questo nonno numero tre col profilo come Ichabod Crane, questo nonno che fa ancora l’òlio buono, se volete ve ne regala un po’.
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